Diritto Calcistico

Decisione C.G.F. - Sezioni Unite: Comunicato Ufficiale n. 92/CGF Riunione del 31 gennaio 2008 n. 1 - www.figc.it Decisione impugnata: Del. G.S. della L.P.S.C Com. Uff. 108/C del 8 gennaio 2008 Impugnazione - istanza:Ricorso taranto Sport S.r.l. ai sensi dell’art. 37, comma 1, lett. a), C.G.S. avverso la decisione del Giudice Sportivo L.P.S.C che ha irrogato la sanzione della perdita della gara Taranto/Massese dell’11.11.2007 e l’obbligo della disputa di dieci gare effettive con il settore dello stadio denominato “curva nord” privo di spettatori Massima: La società è sanzionata con la perdita della gara e l’obbligo di disputare le gare (6) con il settore dello stadio denominato “Curva Nord” privo di spettatori per la violazione dell’art. 17 commi 1 e 4 C.G.S. per aver i suoi sostenitori interrotto la gara al 13° minuto del secondo tempo a seguito della notizia della morte del giovane (tifoso) avvenuta su una stazione di servizio in Toscana. Non può ritenersi omogenea o comunque utilmente comparabile la situazione di fatto registratasi in uno stadio e quella che ebbe luogo in altro stadio, per la brevità della durata degli incidenti che preclusero in via praticamente immediata perfino l’inizio effettivo della gara ed apparvero sin dal principio collegati alla morte del giovane sostenitore accaduta in Toscana. A differenza, quanto alla gara in esame, risulta che essa poté svolgersi per circa due terzi della sua durata e fu interrotta, dopo un apprezzabilmente lungo lasso di tempo rispetto alla percezione, da parte dei sostenitori, della notizia della morte del giovane, ciò che rende più tenue il legame genetico tra l’evento luttuoso e la manifestazione di protesta violenta ai fini della possibilità di svolgimento della gara. D’altro canto, è da rilevare in punto di diritto e decisivamente che, ad avviso della Corte, le circostanze di carattere eccezionale, che possono prevenire l’applicazione della sanzione della perdita della gara a carico della società responsabile di fatti o situazioni che abbiano influito sul regolare svolgimento di una gara o ne abbiano impedito la regolare effettuazione, non possono in linea di principio consistere o identificarsi nei medesimi comportamenti violenti riferibili ai sostenitori della società, quale che ne possa essere l’origine, putativa o dichiarata. Se questo, infatti, fosse lo spirito della norma vi sarebbe da dedurre che essa dovrebbe portare alla concreta e costante disapplicazione della norma principale di cui al comma 1, dell’art. 17. Ogni manifestazione sportiva potrebbe, infatti, essere, secondo una logica difensiva, interpretata come viziata da una particolare atmosfera emotiva capace di influire sul comportamento del pubblico e di costituirne efficiente causa di violenza (si potrebbe, infatti, indirizzare il ragionamento all’ipotesi di gare tra società della medesima città o provincia o portatrici di antica rivalità sportiva, e così via all’infinito). Nel caso di specie, la terribile violenza che ha connotato il comportamento dei sostenitori della società non ha avuto, ai fini dell’impedita prosecuzione della gara, né carattere di immediatezza, né carattere ininterrotto dal momento dell’inizio della gara stessa, ma è stata attraversata da un considerevole intervallo di tempo che oggettivamente è servito a rompere il nesso di continuità che è stato valorizzato in altro contesto. A questa stregua, è evidente che applicare al caso di specie una sanzione che di fatto porterebbe ad ignorare le responsabilità individuali e diffuse dei sostenitori della società reclamante vorrebbe dire trasformare in circostanze esterne e non soggettivamente imputabili (quali sono le circostanze di carattere eccezionale di cui si discute) condotte violente, abusive, intimidatorie e come tali apprezzate dai responsabili dell’ordine pubblico e recepite negli atti ufficiali di gara.

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